La trasparenza come strategia industriale: cosa c’è in gioco per il settore “Made in Italy” delle scienze della vita

by | Aug 6, 2026 | Conformità, ISR

Author


May Khan

May Khan
Director
Vector Health Compliance

May Khan è a capo del team Compliance Services di Vector Health, un’azienda SaaS focalizzata sulla conformità nel settore delle scienze biologiche. La sua esperienza include reporting sulla trasparenza globale, strategia Sunshine Act e monitoraggio del rischio per gli operatori sanitari. In Vector, coordina team interfunzionali focalizzati sull’integrità dei dati, sul servizio clienti e sull’allineamento normativo

 

Vector Health Compliance
Il principale partner italiano per la conformità al Sunshine Act

Recent Blogs

L’Italia non è diventata per caso il principale mercato europeo del settore CDMO farmaceutico per valore della produzione, e non manterrà questa posizione per caso. La leadership produttiva e la credibilità normativa non sono più due temi separati.

Una potenza produttiva di cui si parla ancora troppo poco

L’Italia si colloca al primo posto in Europa per valore della produzione farmaceutica CDMO, rappresentando circa il 24% del mercato europeo. È inoltre uno dei maggiori produttori farmaceutici dell’Unione europea, con una produzione che nel 2024 ha raggiunto €56,1 miliardi ed esportazioni pari a €53,8 miliardi.

L’Italia occupa il sesto posto a livello mondiale per le esportazioni di medicinali. Secondo i dati diffusi nell’ambito dell’iniziativa OpportunItaly, si colloca inoltre al primo posto in Europa e al secondo nel mondo per produttività brevettuale. In base all’ampia definizione adottata dall’iniziativa, il settore italiano delle scienze della vita rappresenta oltre il 10% del PIL nazionale.

Nel solo 2025, le esportazioni farmaceutiche italiane verso gli Stati Uniti sono aumentate del 54%, raggiungendo €15,7 miliardi. In questo contesto, OpportunItaly è stata presentata alla BIO International Convention 2026 come una piattaforma in grado di mettere in contatto acquirenti e investitori internazionali con le imprese italiane.

La reputazione è ormai parte della catena di fornitura

Le multinazionali non investono centinaia di milioni di euro negli stabilimenti italiani esclusivamente per il costo del lavoro o per la posizione geografica.

Il programma di investimenti da €750 milioni di Eli Lilly in Italia, collegato alla sua importante presenza produttiva a Sesto Fiorentino, i continui investimenti di Sanofi a Scoppito e Anagni e lo stabilimento produttivo Bidachem di Boehringer Ingelheim a Fornovo San Giovanni dimostrano la fiducia riposta nelle competenze produttive, nella forza lavoro e nelle infrastrutture industriali italiane.

Questi investimenti evidenziano anche perché il più ampio contesto di governance sia rilevante per la capacità del Paese di attrarre investimenti nel lungo periodo. In un momento in cui acquirenti globali, autorità di regolamentazione e investitori istituzionali attribuiscono sempre maggiore importanza alla prevedibilità normativa e a pratiche aziendali responsabili, uno Sunshine Act credibile e pienamente operativo potrebbe rafforzare la proposta complessiva dell’Italia come destinazione per gli investimenti, anziché rimanere una voce separata nell’elenco degli adempimenti di compliance.

Il costo di un’adozione tardiva

L’Italia ha solide ragioni per essere orgogliosa dei propri risultati nel settore produttivo. Tuttavia, il prolungato percorso di attuazione dell’Italian Sunshine Act dimostra che leadership industriale e capacità di dare seguito agli impegni normativi non procedono necessariamente alla stessa velocità.

La Legge n. 62/2022 prevedeva l’adozione del decreto attuativo tecnico entro tre mesi dalla sua entrata in vigore e l’istituzione del Registro Sanità Trasparente entro sei mesi. Sebbene il Ministero abbia sviluppato la piattaforma e pubblicato le informazioni relative alle modalità di accesso, il Registro non è ancora entrato pienamente in funzione dal punto di vista giuridico.

Francia e Belgio dispongono da anni di sistemi di trasparenza previsti dalla legge, mentre i Paesi Bassi mantengono da tempo un registro centralizzato basato principalmente sui codici di condotta del settore.

Se l’attuazione italiana continuerà a procedere lentamente mentre la capacità produttiva del Paese continua a crescere, potrebbe emergere una discrepanza destinata a diventare essa stessa una questione reputazionale: infrastrutture materiali e forza delle esportazioni che avanzano più rapidamente dei sistemi di governance chiamati a sostenere la fiducia pubblica e istituzionale in tale crescita.

Anche la fiducia pubblica è un fattore produttivo

Si potrebbe essere portati a considerare la trasparenza come un obbligo collocato a valle della produzione, una funzione di compliance aggiunta a una strategia essenzialmente industriale.

Una prospettiva più accurata è riconoscere che la fiducia pubblica rappresenta essa stessa un fattore determinante per il successo produttivo.

I pazienti devono poter avere fiducia nei medicinali realizzati negli stabilimenti italiani. I sistemi sanitari e i soggetti pagatori internazionali devono poter confidare nella correttezza delle relazioni cliniche che accompagnano i prodotti da essi rimborsati. Anche gli investitori stranieri che valutano l’espansione di uno stabilimento in Emilia-Romagna o in Lombardia prenderanno probabilmente in considerazione la prevedibilità normativa, la capacità istituzionale e il più ampio contesto di governance nel quale l’investimento andrà a inserirsi.

I vantaggi strutturali dell’Italia — tra cui il codice fiscale quale identificativo ufficialmente attribuito e verificabile, i processi consolidati di gestione dei dati dei professionisti sanitari e l’esperienza maturata dalle aziende associate a Farmindustria attraverso le comunicazioni allineate ai principi EFPIA — forniscono al Paese gli elementi necessari per trasformare Sanità Trasparente in un autentico fattore distintivo, anziché in un obbligo attuato tardivamente.

Il percorso da seguire

Considerare il futuro avvio di Sanità Trasparente come un momento di svolta strategico, anziché come un mero adempimento burocratico, rappresenta il modo più efficace per proteggere la narrazione industriale che l’Italia ha costruito nell’ultimo decennio.

Le esperienze degli Stati Uniti e della Francia dimostrano che una comunicazione obbligatoria e dettagliata può rendere più visibili le relazioni finanziarie, favorire un controllo indipendente e creare incentivi più forti affinché le organizzazioni esaminino le modalità attraverso cui tali relazioni vengono gestite.

La trasparenza non sostituisce controlli efficaci, ma può diventare una componente importante dell’infrastruttura di responsabilità di un mercato.

Per un settore che rappresenta oggi uno dei più importanti motori economici dell’Italia, gestire correttamente la trasparenza non è un progetto secondario. È parte di ciò che mantiene credibile il “Made in Italy” sull’etichetta di ogni medicinale esportato dal Paese.

L’Italia non è diventata per caso il principale mercato europeo del settore CDMO farmaceutico per valore della produzione, e non manterrà questa posizione per caso. La leadership produttiva e la credibilità normativa non sono più due temi separati.

Una potenza produttiva di cui si parla ancora troppo poco

L’Italia si colloca al primo posto in Europa per valore della produzione farmaceutica CDMO, rappresentando circa il 24% del mercato europeo. È inoltre uno dei maggiori produttori farmaceutici dell’Unione europea, con una produzione che nel 2024 ha raggiunto €56,1 miliardi ed esportazioni pari a €53,8 miliardi.

L’Italia occupa il sesto posto a livello mondiale per le esportazioni di medicinali. Secondo i dati diffusi nell’ambito dell’iniziativa OpportunItaly, si colloca inoltre al primo posto in Europa e al secondo nel mondo per produttività brevettuale. In base all’ampia definizione adottata dall’iniziativa, il settore italiano delle scienze della vita rappresenta oltre il 10% del PIL nazionale.

Nel solo 2025, le esportazioni farmaceutiche italiane verso gli Stati Uniti sono aumentate del 54%, raggiungendo €15,7 miliardi. In questo contesto, OpportunItaly è stata presentata alla BIO International Convention 2026 come una piattaforma in grado di mettere in contatto acquirenti e investitori internazionali con le imprese italiane.

La reputazione è ormai parte della catena di fornitura

Le multinazionali non investono centinaia di milioni di euro negli stabilimenti italiani esclusivamente per il costo del lavoro o per la posizione geografica.

Il programma di investimenti da €750 milioni di Eli Lilly in Italia, collegato alla sua importante presenza produttiva a Sesto Fiorentino, i continui investimenti di Sanofi a Scoppito e Anagni e lo stabilimento produttivo Bidachem di Boehringer Ingelheim a Fornovo San Giovanni dimostrano la fiducia riposta nelle competenze produttive, nella forza lavoro e nelle infrastrutture industriali italiane.

Questi investimenti evidenziano anche perché il più ampio contesto di governance sia rilevante per la capacità del Paese di attrarre investimenti nel lungo periodo. In un momento in cui acquirenti globali, autorità di regolamentazione e investitori istituzionali attribuiscono sempre maggiore importanza alla prevedibilità normativa e a pratiche aziendali responsabili, uno Sunshine Act credibile e pienamente operativo potrebbe rafforzare la proposta complessiva dell’Italia come destinazione per gli investimenti, anziché rimanere una voce separata nell’elenco degli adempimenti di compliance.

Il costo di un’adozione tardiva

L’Italia ha solide ragioni per essere orgogliosa dei propri risultati nel settore produttivo. Tuttavia, il prolungato percorso di attuazione dell’Italian Sunshine Act dimostra che leadership industriale e capacità di dare seguito agli impegni normativi non procedono necessariamente alla stessa velocità.

La Legge n. 62/2022 prevedeva l’adozione del decreto attuativo tecnico entro tre mesi dalla sua entrata in vigore e l’istituzione del Registro Sanità Trasparente entro sei mesi. Sebbene il Ministero abbia sviluppato la piattaforma e pubblicato le informazioni relative alle modalità di accesso, il Registro non è ancora entrato pienamente in funzione dal punto di vista giuridico.

Francia e Belgio dispongono da anni di sistemi di trasparenza previsti dalla legge, mentre i Paesi Bassi mantengono da tempo un registro centralizzato basato principalmente sui codici di condotta del settore.

Se l’attuazione italiana continuerà a procedere lentamente mentre la capacità produttiva del Paese continua a crescere, potrebbe emergere una discrepanza destinata a diventare essa stessa una questione reputazionale: infrastrutture materiali e forza delle esportazioni che avanzano più rapidamente dei sistemi di governance chiamati a sostenere la fiducia pubblica e istituzionale in tale crescita.

Anche la fiducia pubblica è un fattore produttivo

Si potrebbe essere portati a considerare la trasparenza come un obbligo collocato a valle della produzione, una funzione di compliance aggiunta a una strategia essenzialmente industriale.

Una prospettiva più accurata è riconoscere che la fiducia pubblica rappresenta essa stessa un fattore determinante per il successo produttivo.

I pazienti devono poter avere fiducia nei medicinali realizzati negli stabilimenti italiani. I sistemi sanitari e i soggetti pagatori internazionali devono poter confidare nella correttezza delle relazioni cliniche che accompagnano i prodotti da essi rimborsati. Anche gli investitori stranieri che valutano l’espansione di uno stabilimento in Emilia-Romagna o in Lombardia prenderanno probabilmente in considerazione la prevedibilità normativa, la capacità istituzionale e il più ampio contesto di governance nel quale l’investimento andrà a inserirsi.

I vantaggi strutturali dell’Italia — tra cui il codice fiscale quale identificativo ufficialmente attribuito e verificabile, i processi consolidati di gestione dei dati dei professionisti sanitari e l’esperienza maturata dalle aziende associate a Farmindustria attraverso le comunicazioni allineate ai principi EFPIA — forniscono al Paese gli elementi necessari per trasformare Sanità Trasparente in un autentico fattore distintivo, anziché in un obbligo attuato tardivamente.

Il percorso da seguire

Considerare il futuro avvio di Sanità Trasparente come un momento di svolta strategico, anziché come un mero adempimento burocratico, rappresenta il modo più efficace per proteggere la narrazione industriale che l’Italia ha costruito nell’ultimo decennio.

Le esperienze degli Stati Uniti e della Francia dimostrano che una comunicazione obbligatoria e dettagliata può rendere più visibili le relazioni finanziarie, favorire un controllo indipendente e creare incentivi più forti affinché le organizzazioni esaminino le modalità attraverso cui tali relazioni vengono gestite.

La trasparenza non sostituisce controlli efficaci, ma può diventare una componente importante dell’infrastruttura di responsabilità di un mercato.

Per un settore che rappresenta oggi uno dei più importanti motori economici dell’Italia, gestire correttamente la trasparenza non è un progetto secondario. È parte di ciò che mantiene credibile il “Made in Italy” sull’etichetta di ogni medicinale esportato dal Paese.

Author


May Khan

May Khan
Director
Vector Health Compliance

May Khan è a capo del team Compliance Services di Vector Health, un’azienda SaaS focalizzata sulla conformità nel settore delle scienze biologiche. La sua esperienza include reporting sulla trasparenza globale, strategia Sunshine Act e monitoraggio del rischio per gli operatori sanitari. In Vector, coordina team interfunzionali focalizzati sull’integrità dei dati, sul servizio clienti e sull’allineamento normativo

 

Vector Health Compliance
Il principale partner italiano per la conformità al Sunshine Act

Recent Blogs